Un articolo interessante sui risultati della atletica giovanile

da facebook Atletica nel Sangue, riportiamo questo interessante articolo sui risultati in atletica giovanile

FORTISSIMI DA RAGAZZI E CADETTI. E POI?

### Perché essere tra i migliori a 12, 13 o 14 anni non significa necessariamente esserlo anche da Allievi e da assoluti

C’è una domanda che nell’atletica giovanile ritorna continuamente.

**Che fine fanno i ragazzi che sembravano fenomeni da Ragazzi o Cadetti?**

Quelli che vincevano quasi tutto.

Quelli sempre nelle prime posizioni delle graduatorie.

Quelli che sembravano avere un vantaggio enorme sui coetanei.

Alcuni continuano a crescere e diventano atleti di altissimo livello.

Altri vengono raggiunti.

Altri ancora vengono superati da ragazzi che, qualche anno prima, sembravano molto meno promettenti.

E allora nasce la spiegazione più semplice:

**“Era forte da piccolo, poi ha perso il talento.”**

Ma la ricerca scientifica suggerisce una lettura molto più interessante.

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## IL CRONOMETRO DI OGGI NON È UNA PROFEZIA

Uno degli studi più importanti sul tema ha analizzato **134.313 prestazioni di atletica**, relative ad atleti tra 12 e 35 anni, in sprint, lanci, salti e mezzofondo.

Il risultato è sorprendente.

Tra gli atleti che da senior erano nella **Top 20 nazionale**, soltanto il **9% degli uomini e il 13% delle donne** era già nella Top 20 a livello Under 13.

E seguendo gli stessi atleti nel tempo, la permanenza nella Top 20 diminuiva progressivamente:

– U13 → U15: **36,3%**

– U13 → U17: **23%**

– U13 → U20: **13%**

Inoltre, meno del 30% degli atleti che erano nella Top 20 a U13 risultava ancora nella Top 20 a U20.

Il messaggio è importante:

**essere fortissimi da giovanissimi non è una condizione necessaria per diventare forti da adulti.**

E la graduatoria giovanile, da sola, non è una previsione affidabile del futuro.

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# MA PERCHÉ LE GERARCHIE CAMBIANO?

Perché durante l’adolescenza non cambia soltanto il cronometro.

**Cambia il corpo.**

La maturazione biologica avviene con tempi differenti da atleta ad atleta.

Due ragazzi della stessa età anagrafica possono trovarsi in momenti molto diversi dello sviluppo.

E questo può influenzare forza, potenza, velocità, dimensioni corporee e capacità fisiche.

Perciò una parte del vantaggio che vediamo nelle categorie giovanili può dipendere anche da **quando** un atleta sta maturando, non soltanto da **quanto** talento possiede.

Questo è uno dei motivi per cui confrontare ragazzi della stessa età cronologica può essere ingannevole. La ricerca sulla maturazione biologica mostra infatti differenze significative nelle capacità fisiche tra giovani che si trovano in differenti fasi maturative.

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# LA PUBERTÀ PUÒ CAMBIARE LE CARTE IN TAVOLA

Ed è proprio qui che il passaggio **Ragazzi → Cadetti → Allievi** diventa particolarmente interessante.

Durante la crescita, alcuni atleti possono ottenere precocemente vantaggi fisici importanti.

Altri maturano più lentamente.

Le gerarchie possono quindi cambiare mentre gli atleti attraversano la pubertà.

Questo non significa che un atleta precoce non abbia talento.

Significa che **il risultato osservato a 13 o 14 anni è il prodotto di più fattori**, tra cui talento, allenamento, maturazione biologica, età relativa e caratteristiche individuali.

Per questo non è corretto trasformare automaticamente un grande risultato giovanile in una previsione del livello adulto.

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# ANCHE IL MESE DI NASCITA PUÒ INFLUIRE

C’è poi un altro fenomeno documentato nell’atletica giovanile: il **Relative Age Effect**.

All’interno della stessa categoria, un atleta nato a gennaio può avere quasi un anno di differenza rispetto a uno nato a dicembre.

Nell’adolescenza, questa differenza può avere conseguenze sulla selezione e sulla prestazione.

Uno studio condotto su oltre **40.000 giovani atleti italiani** ha documentato effetti dell’età relativa nell’atletica giovanile. L’effetto risultava particolarmente evidente nei gruppi di prestazione più elevata e tendeva a ridursi con l’aumentare dell’età.

Ancora una volta, quindi:

**una graduatoria giovanile fotografa una situazione reale, ma non necessariamente definitiva.**

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# IL DATO PIÙ INTERESSANTE: QUANTO PREDICE DAVVERO LA PRESTAZIONE GIOVANILE?

Una meta-analisi internazionale ha raccolto **129 effect size provenienti da 13.392 atleti** per verificare quanto la prestazione da junior predicesse quella da senior.

La correlazione complessiva tra prestazione junior e senior era **debole** e diminuiva ulteriormente nelle categorie junior più giovani.

Questo non significa che il risultato giovanile sia inutile.

Significa che **non possiamo trattarlo come un’anticipazione certa del futuro**.

Un ragazzo che oggi è primo può diventare un grande atleta.

Ma può farlo anche un ragazzo che oggi è quinto, decimo o molto più indietro.

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# E NELL’ATLETICA LO VEDIAMO DIRETTAMENTE

La questione non riguarda soltanto la teoria.

Uno studio specifico sull’atletica ha mostrato che eccellere nelle categorie giovanili **non è un prerequisito per il successo senior**.

Un altro studio sugli sprinter di alto livello ha osservato che soltanto il **17% degli uomini e il 21% delle donne** che erano nella Top 50 mondiale U18 è riuscito a entrare successivamente nella Top 50 senior.

Gli atleti che raggiungevano il livello senior più elevato mostravano inoltre miglioramenti più consistenti durante la tarda adolescenza e la prima età adulta e raggiungevano il picco più tardi.

Questa è una delle lezioni più importanti per chi lavora con i giovani:

### **non conta soltanto dove sei oggi. Conta anche quanto e come continui a migliorare.**

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# IL PERICOLO È CONFONDERE PRECOCITÀ E POTENZIALE

Un atleta può essere molto forte a 13 anni per diverse ragioni.

Può avere talento.

Può essere biologicamente più avanti.

Può essere relativamente più anziano all’interno della categoria.

Può avere iniziato prima.

Può avere accumulato più esperienza specifica.

Può semplicemente essere entrato prima nella fase di crescita favorevole.

Questi fattori possono anche coesistere.

Per questo **precocità e potenziale a lungo termine non sono sinonimi**.

Ed è proprio questa distinzione che dovrebbe guidare il lavoro dell’allenatore.

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# ATTENZIONE ALLA SELEZIONE PRECOCE

Qui il discorso diventa ancora più interessante.

Una meta-analisi su **51 effect size e 6.233 atleti** ha studiato il rapporto tra ingresso precoce nei programmi di sviluppo del talento e rendimento successivo.

Il risultato è controintuitivo.

Gli atleti che ottenevano i risultati migliori da junior tendevano a entrare nei programmi di sviluppo più precocemente.

Ma negli adulti la relazione si invertiva: gli atleti senior di livello più elevato tendevano ad aver iniziato questi percorsi **più tardi** rispetto agli atleti senior di livello inferiore.

Questo non significa che la selezione precoce “rovini” automaticamente un atleta.

Sarebbe una conclusione che la ricerca non permette.

Significa però che:

### **selezionare presto chi è forte oggi non equivale necessariamente a identificare chi sarà più forte domani.**

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# E LA SPECIALIZZAZIONE?

Anche qui bisogna evitare gli estremi.

Non è corretto dire che specializzarsi presto sia sempre sbagliato.

Ma la letteratura non sostiene nemmeno che una forte specializzazione precoce sia necessaria per arrivare all’élite.

Una meta-analisi che ha analizzato **262 campioni e 9.241 atleti** ha trovato un risultato particolarmente interessante:

i fattori associati alla prestazione elevata da junior erano spesso diversi — e in alcuni casi opposti — rispetto a quelli associati alla prestazione di alto livello da adulti.

Gli atleti adulti di livello mondiale avevano mediamente praticato più attività multisport durante l’infanzia e l’adolescenza, iniziato più tardi la disciplina principale e mostrato una progressione iniziale meno rapida rispetto ai coetanei di livello inferiore.

Ancora una volta:

**ciò che produce un vantaggio precoce non è necessariamente ciò che produce il massimo sviluppo a lungo termine.**

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# QUINDI BISOGNA RALLENTARE I RAGAZZI PIÙ FORTI?

**No.**

Questa sarebbe una conclusione altrettanto sbagliata.

Se un Ragazzo è forte, bisogna valorizzarlo.

Se una Cadetta corre forte, bisogna allenarla bene.

Il problema non è ottenere risultati.

Il problema nasce quando **il risultato diventa l’unico criterio con cui valutiamo lo sviluppo dell’atleta**.

Un giovane dovrebbe continuare a costruire:

– tecnica;

– coordinazione;

– velocità;

– forza generale;

– forza specifica;

– mobilità;

– capacità aerobica;

– abilità motorie;

– capacità di apprendere;

– gestione della competizione;

– autonomia.

Perché l’obiettivo non dovrebbe essere soltanto:

**“Quanto possiamo farlo andare forte quest’anno?”**

Ma anche:

**“Quanto possiamo farlo migliorare nei prossimi cinque anni?”**

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# LA VERA DIFFERENZA È NELLA TRAIETTORIA

Immaginiamo due giovani atleti.

Uno è primo a 13 anni.

Poi:

**1° → 1° → 2° → 5°**

L’altro è decimo.

Poi:

**10° → 7° → 4° → 2°**

Chi ha più futuro?

Non possiamo rispondere guardando soltanto la prima classifica.

Perché il secondo atleta sta mostrando una cosa fondamentale:

**una traiettoria di sviluppo.**

Ed è proprio questa la variabile che rischiamo di perdere quando guardiamo soltanto il risultato assoluto.

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# IL COMPITO DELL’ALLENATORE

Un buon allenatore giovanile non dovrebbe chiedersi soltanto:

**“Come faccio a vincere questa gara?”**

Dovrebbe chiedersi:

**“Cosa devo costruire oggi perché questo atleta possa migliorare anche quando arriverà agli Allievi e poi agli Assoluti?”**

Questo significa accettare che un atleta possa attraversare periodi in cui:

– non migliora;

– viene superato;

– cambia fisicamente;

– deve modificare la tecnica;

– deve adattarsi a nuove distanze;

– perde temporaneamente il vantaggio sui coetanei.

Non è necessariamente un fallimento.

**È sviluppo.**

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# IL CRONOMETRO NON VA IGNORATO. VA INTERPRETATO.

Un grande risultato da Ragazzo o Cadetto è un risultato vero.

Va valorizzato.

Va festeggiato.

Ma non va trasformato in una profezia.

La ricerca ci dice che la sovrapposizione tra i migliori giovani e i migliori senior è molto più limitata di quanto siamo portati intuitivamente a pensare.

Per questo non dovremmo chiedere soltanto:

**“È il più forte della sua categoria?”**

Ma anche:

**“Sta continuando a migliorare?”**

**“Come sta maturando?”**

**“Quali qualità sta costruendo?”**

**“Quanto margine ha ancora?”**

**“Stiamo sviluppando l’atleta o soltanto il risultato?”**

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# DA RAGAZZI SI VINCONO LE GARE. DA GRANDI SI COSTRUISCE LA CARRIERA.

Forse questa è la lezione più importante.

Essere davanti a tutti a 13 anni è un ottimo punto di partenza.

**Non è il punto di arrivo.**

Alcuni precoci continueranno a crescere e diventeranno atleti straordinari.

Altri verranno raggiunti.

Altri ancora saranno superati da atleti che avevano bisogno di più tempo.

E alcuni giovani che oggi non sembrano eccezionali potranno diventare molto più forti negli anni successivi.

Perché lo sviluppo dell’atleta non è una linea retta.

È una traiettoria.

### **IL CRONOMETRO DICE CHI È PIÙ FORTE OGGI.**

### **LA TRAIETTORIA CI DICE MOLTO DI PIÙ.**

E forse il vero talento giovanile non è soltanto quello che vince per primo.

**È quello che continua ad avere margine quando gli altri hanno già smesso di migliorare.**

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Articolo su facebook del gruppo Atletica nel Sangue

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