Riguardo l’attività master, ci piace ripostare una riflessione scritta da Sara Colombo, una delle più forti master italiane, nella sua pagina facebook, che non possiamo che condividere.
“In questi giorni, dopo gli Italiani Master mi è venuta spontanea una riflessione sul modo in cui noi master viviamo le nostre prestazioni.
Faccio fatica a pensare che il valore di quello che facciamo debba dipendere da chi corre nella corsia accanto, da chi era nella batteria prima o dopo, o da chi sale in pedana insieme a noi.
Credo che una prestazione abbia valore prima di tutto per noi, per come siamo arrivati a generarla, per quanto eravamo pronti a farla e per quello che rappresenta nel nostro percorso di VITA, ma è una questione intima e che come tale va custodita.
Poi certo, ci sono il tempo, la misura, la classifica e il confronto con gli altri, anche a distanza con un amico / amica che fa lo stesso dall’altra parte del mondo.
E sinceramente vivo con molta tranquillità anche il fatto di pagare iscrizioni alla mia società , iscrizioni alle gare , ingressi negli impianti e quote alle società che mi ospitano per gli allenamenti. Quei soldi, quando sono amministrati bene, servono anche a far fare sport ai ragazzi e magari a evitare che qualcuno abbandoni nell’adolescenza, e questo mi rende veramente felice.
Forse quello che mi piace meno è questo bisogno di dover essere riconosciuti quindi come “più vincenti” se impongo limiti agli altri o di trasformare ogni gara nel racconto del “nonostante tutto, io c’ero”, quando sappiamo come può essere veramente complicato il mondo in generale quello del nostro vicino di casa, quello del nostro compagno/a di lavoro, quello del nostro miglior amico/a.
Siamo master. Ci alleniamo, facciamo sacrifici, si, possiamo essere competitivi e incazzarci se una gara va male, ma è sempre una questione con il nostro io interiore.
Alla fine abbiamo scelto un hobby che ci piace, ognuno per mille motivi diversi, ognuno con i mezzi propri. Godiamocelo anche con un po’ di leggerezza.
Finanziamo i giovani con le nostra presenza ai Campionati Italiani, con magari reali progetti di sostegno dichiarato mirato, creando un legame con i piccoli atleti nascenti.
Inviterei anche la Fidal ad evitare di spendere soldi per le medaglie e le maglie, di devolvere le cifre corrispondenti a qualche onlus della città ospitante o appunto destinarli per progetti specifici per le categorie giovanili, anche se magari è poco il valore, dando segnali forti di maturità sociale da parte di una categoria che ha scelto di continuare questo hobby anche per dare il buon esempio, su tutti i fronti.”
(dalla pagina facebook di Sara Colombo)